Birrificio Math.

Stasera “filotto” con selezione di Birrificio Math di San Donato in Poggio!

Ecco la prima! “La 10.000”, Imperial IPA di Birrificio Math.

Intanto, cazzeggiando sul web, scopro che il nome della birra è riferito all’anno 10.000, “anno in cui le relazioni umane saranno autentiche”. Boh..ok..mi fido.😬

Però noto anche che la home page del sito del Birrificio esordisce con un confortante (per me..) “Il conforme è abbietto”! Waw! Sento già di amare il Birraio!

Alla vista si presenta color ambrato con riflessi tendenti all’arancio. Non male e mi sembra promettere bene.

All’olfatto, però, le mie aspettative sono un po’ tradite, in quanto tarda ad arrivarmi quell’esplosione di luppolo che attendevo. È comunque gradevole, con sentori tropicali di mango. Percepisco, in fondo, anche la nota eterea che mi annuncia una buona alcolicità.

Infatti in bocca l’attacco è amaro come previsto ma è forte la sensazione “warming”. Tuttavia mi sembra non troppo squilibrata e si lascia bere volentieri. L’amaro rimane comunque di buona persistenza.

E due! ChaNick di Birrificio Math.

Il produttore deve tenere particolarmente a questo prodotto se ha scelto il nome pensando ai propri figli (Charlotte e Nicolas).

Il colore è ambrato e la schiuma di color avorio, morbida ma non particolarmente persistente.

Al naso non è troppo intensa, si sente la nota fruttata del Cascade, in particolare pompelmo e frutta tropicale.

In bocca l’attacco è dolce, con un rimando a note di miele, con la nota luppolata che torna subito dopo ad equilibrare le sensazioni. La carbonazione non troppo aggressiva.

Buona persistenza retrolfattiva. Ottima la beva.

“La lucidità me la tengo nelle mutande” è una frase che mi piace molto, come tutto il progetto grafico d’altronde. Credo sia una citazione de “La solitudine” di Leo Ferre’..non so.

Un giorno lo chiederò al birraio..

E due! ChaNick di Birrificio Math.

Il produttore deve tenere particolarmente a questo prodotto se ha scelto il nome pensando ai propri figli (Charlotte e Nicolas).

Il colore è ambrato e la schiuma di color avorio, morbida ma non particolarmente persistente.

Al naso non è troppo intensa, si sente la nota fruttata del Cascade, in particolare pompelmo e frutta tropicale.

In bocca l’attacco è dolce, con un rimando a note di miele, con la nota luppolata che torna subito dopo ad equilibrare le sensazioni. La carbonazione non troppo aggressiva.

Buona persistenza retrolfattiva. Ottima la beva.

“La lucidità me la tengo nelle mutande” è una frase che mi piace molto, come tutto il progetto grafico d’altronde. Credo sia una citazione de “La solitudine” di Leo Ferre’..non so.

Un giorno lo chiederò al birraio..

E tre! La 27 di Birrificio Math.

« Io dichiaro che ogni stigma ed ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti. »

Il produttore deve essere fissato con gli anarchici, visto che, dopo la citazione di Leo Ferre’, stavolta ad essere celebrato è il “27” ovvero l’anno dell’uccisione di Sacco e Vanzetti la cui storia è nota. Boh? Chiederò prima o poi..

Classica Dry Stout di colore marrone scurissimo con riflessi mogano. Schiuma color cappuccino, abbondante, ma anche di fattura grossolana e poco persistente. Al naso intense note tipiche da Stout: cioccolato, liquirizia, frutta secca, caffè.

In bocca la carbonazione mi pare appena sopra il limite accettabile per lo stile, tanto da sovrastare gli aromi e rendere il corpo fin troppo esile. La immagini vellutata e invece risulta impalpabile ed evanescente.

Peccato, perché nel finale tornano le note tostate e di cacao amaro, con un tocco amaro dato anche dai malti e una sfumatura etilica che non disturba.

Abbastanza sfuggente la sensazione retrolfattiva.

Da notare:
1° Posto Birra dell’anno 2015 Cat. 12. Scure, alta fermentazione, basso grado alcolico, d’ispirazione angloamericana.

La quarta ve la racconto un’altra volta…burp!

 

 

 

 

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